Enrica Tanzi: vent’anni di impegno e competenza al servizio della qualità
Enrica Tanzi: vent’anni di impegno e competenza al servizio della qualità
Dal 2 maggio 2005, Enrica Tanzi è una presenza costante e preziosa all’interno della nostra azienda. In questi vent’anni ha contribuito in modo significativo alla crescita del reparto Qualità, accompagnando l’evoluzione aziendale con professionalità, dedizione e spirito progettuale. Il suo percorso è un esempio concreto di visione, resilienza e passione per il proprio lavoro. In questa intervista, Enrica condivide con noi i momenti più significativi della sua carriera, le sfide affrontate e i valori che l’hanno guidata in questo lungo cammino.
Come hai iniziato a lavorare qui? Ti ricordi il tuo primo giorno?
Altroché se me lo ricordo! Era il 2 maggio 2005, stabilimento di Sanguinaro, in un ufficio di appena 10 – 15 metri quadri. C’eravamo io, i titolari e la mitica Laura Varesi. Nessuna ansia: Gianpaolo mi ha accolto con un bel sorriso e mi sono messa subito al computer a leggere l’HACCP disponibile. All’epoca non esisteva un vero e proprio ufficio qualità, solo qualche documento qua e là. Insomma, tutto da costruire… ed è stata subito una bella sfida!
Cosa ti ha fatto restare così a lungo in questa azienda?
Veder nascere e crescere un progetto-azienda come FOODLAB è qualcosa che ti coinvolge. E poi, sapere che i titolari hanno sempre supportato le iniziative sulla qualità (non è così scontato!), mi ha permesso di restare con molta serenità. Ci sono state poi molte soddisfazioni: ho visto colleghi evolvere da operai a capireparto competenti, e averli affiancati in questo percorso è stato bellissimo. Il settore ittico poi, è un mondo tutto da scoprire.
Quali sono stati i momenti più significativi della tua carriera?
Beh, partire con un audit Coop Italia dopo appena 9 giorni è stato un bel tuffo nell’acqua fredda (non superato, ma formativo!). Poi, l’arrivo delle prime certificazioni e i contratti per i prodotti a marchio privato, come il Fior Fiore selvaggio Coop – un sogno diventato realtà. E ovviamente, l’apertura dello stabilimento 2: una bella sfida!
Come è cambiata l’azienda in questi 20 anni?
I numeri sono esplosi: più fatturato, più prodotti, più persone. Ma la vera svolta è l’organizzazione: oggi si ragiona su obiettivi a medio-lungo termine. Sono arrivate figure chiave con competenze nuove, e il team delle prime linee – nato tre anni fa – lavora in sinergia con la proprietà. Una vera squadra.
Hai avuto mentori o colleghi che ti hanno ispirato particolarmente?
Angelo Cascarano ci ha fatto credere nel marchio Fumara, rivelatasi un’intuizione vincente. Mi ha insegnato che anche il marketing è basato sul metodo; abbiamo sviluppato progetti insieme, tecnici e creativi nello stesso tempo, come l’ecodesign. Marcello Bolsi mi ha aperto la mente sul mondo del monitoraggio industriale (l’inserimento del software che gestisce la produzione ci ha permesso di abbandonare la carta!), e Mauro Gambini… era il collega delle barzellette: impagabile.
In cosa consiste il tuo ruolo oggi? È cambiato molto nel tempo?
Non è stato un cambiamento drastico, ma mi sono spostata sempre più verso la progettazione. Meno operatività, più visione.
Qual è la parte del tuo lavoro che ti dà più soddisfazione?
Quando tutto torna: i controlli confermano che le cose sono impostate bene, gli audit vanno lisci e arrivano feedback positivi. Amo anche tenere i seminari agli studenti sulle norme igieniche è una mia grande soddisfazione: vedere il loro interesse è una carica di energia impagabile!
Hai affrontato momenti difficili? Come li hai superati?
Certo! Le prime tensioni con i colleghi e gli audit mi mettevano in ansia. Ma con esperienza, metodo e un po’ di tenacia, si supera tutto.
Qual è stata la sfida più grande che hai affrontato qui?
La lotta invisibile con il nostro nemico numero uno, il batterio Listeria Monocytogenes. Un percorso difficile, che richiede flessibilità, attenzione continua e tanto lavoro di squadra.
Se potessi tornare indietro, faresti qualcosa di diverso?
Forse avrei cercato di mordermi la lingua qualche volta in più. Essere più diplomatica non guasta mai!
C’è qualche aneddoto divertente o curioso che ti va di condividere?
Curioso? Il mio ruolo poteva comprendere anche confezionare bustine… ma per fortuna non è mai successo!
Divertente? Le notti di Gianpaolo e la squadra per preparare l’ordine di salmone selvaggio Fior Fiore Coop: tornavano distrutti!
E l’evadere ordini del cliente Badia… roba da circo, solo per intenditori e “memoria storica”.
Come descriveresti la cultura aziendale oggi rispetto al passato?
Stiamo passando da un approccio artigianale a uno più industriale, ma spero che i valori di qualità e servizio – trasmessi dai titolari – restino sempre il nostro faro.
Cosa pensi che i nuovi arrivati dovrebbero sapere per integrarsi bene?
Curiosità prima di tutto! È la chiave per imparare. E poi: buttarsi, anche in cose mai fatte. Niente pigrizia!
Come immagini l’azienda nei prossimi 10 anni?
Difficile dirlo, ma la sogno ben strutturata, industrializzata e in continua crescita.
C’è qualcosa che ti piacerebbe ancora realizzare prima di andare in pensione (se ci stai pensando)?
No, la pensione non è nei miei pensieri! Ma mi piacerebbe vedere un’area qualità/ricerca e sviluppo ancora più solida e organizzata.
Se potessi dare un nome al tuo “capitolo lavorativo” qui, quale sarebbe?
Vent’anni di Qualità. Un percorso positivo, un messaggio che vorrei lasciare a tutti: anche se non saranno vent’anni, l’importante è che sia comunque un tempo di valore.
Domanda bonus a Irene, storica collaboratrice di Enrica:
Quali sono i lati positivi di lavorare con Enrica?
Mi ha insegnato un mestiere da zero, facendomi crescere, partendo dalla base fino al ruolo che ricopro oggi. È una guida, stimolante e appassionata.